Zucchero nei bambini: il falso mito della “dipendenza”
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Zucchero nei bambini: il falso mito della “dipendenza”

Tempo di lettura: 7 minuti

Negli ultimi anni si è sentito spesso parlare di dipendenza da zucchero (o sugar addiction) nei contesti familiari, soprattutto quando si osserva la predilezione dei più piccoli per i dolci. Tuttavia, l’idea che il consumo di zucchero nei bambini comporti una vera e propria dipendenza – come alcol, tabacco o droghe, per capirci – non è supportata dalle evidenze scientifiche. Però, allo stesso tempo, è fondamentale non sottovalutare il ruolo dello zucchero nella dieta dei nostri bimbi: un consumo eccessivo può avere effetti negativi.

In questo articolo ti dico allora che cos’è davvero, perché si verifica e perché non è corretto chiamarla “dipendenza” nel senso stretto del termine. Mi concentrerò, quindi, su cosa dovresti realmente sapere riguardo allo zucchero per la salute del tuo bambino.

Cos’è davvero la cosiddetta “dipendenza da zucchero”

Quando si parla di zucchero nei bambini, con “dipendenza” si intende in genere quel comportamento in cui un bambino manifesta una marcata preferenza per cibi molto dolci o ricchi di zucchero, difficoltà a rinunciarvi e persino irritabilità o insistenza se non li ottiene.

Beh, lasciamelo dire: questa interpretazione è valida a livello colloquiale, ma – fortunatamente – non scientifico. Stiamo parlando in realtà di un’associazione tra il gusto dolce e la soddisfazione che deriva dal mangiare alimenti zuccherini: il bambino chiede dolci, li desidera frequentemente e può mostrare difficoltà a gestire le alternative proposte in sostituzione di quel biscotto, quella caramella, quel pane e marmellata tanto desiderati… ma non si tratta di una vera dipendenza.

Perché il tuo bambino mangia tanti zuccheri

Molti fattori contribuiscono a instaurare e consolidare questo comportamento:

  • Dal punto di vista biologico, siamo portati a preferire gli alimenti dolci perché rappresentano la memoria evolutiva di un mondo in cui il cibo scarseggiava e il gusto dolce era associato ad energia di pronta assimilazione. Inoltre, fin dai primi mesi, il gusto dolce è il nostro compagno di crescita: lo stesso latte materno (e il latte artificiale, oggi) è dolcissimo e rappresenta l’unico alimento completo per il neonato. Si può dire, quindi, che siamo programmati per provare piacere mangiando alimenti dolci!
  • Siamo circondati da alimenti ricchi di zuccheri, il che li rende eccessivamente disponibili per i nostri figli. Se a casa o a scuola l’offerta di dolci è elevata, il bambino si abitua a richiederli e normalizza il loro uso smodato.
  • Alcune persone possono avere maggiore sensibilità alla “ricompensa” derivante dal dolce, quindi al piacere che deriva mangiandolo.

Tutto questo è confermato dalle linee guida della European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN). Queste affermano che la predilezione per il gusto dolce è innata, ma può essere modificata o rinforzata dalle esposizioni durante la vita pre- e post-natale.

Perché non possiamo paragonarla a una vera dipendenza

È importante chiarire un concetto fondamentale: sebbene lo zucchero nei bambini possa generare desiderio, abitudine o preferenza marcata, tutto questo non è equivalente a una dipendenza clinica come quella da sostanze psicoattive.

Le dipendenze vere implicano alterazioni neurochimiche chiare, il raggiungimento di una tolleranza, una sindrome da astinenza… tutti aspetti approfonditi con rigore scientifico. Nel caso dello zucchero nei bambini, invece, non esistono studi solidi che dimostrino tutti questi elementi.

Questo, ovviamente, non significa che non ci sia un’associazione tra elevato consumo di zuccheri e vari effetti negativi sulla salute. Pensa ad esempio a carie dentale, dismetabolismi e aumento di peso – qui lo zucchero in eccesso ha il suo zampino.

Bambina-che-mangia-dolce

Le parole sono importanti: lo zucchero non crea dipendenza nei bambini

Aggiungo un ulteriore punto che forse sfugge a prima vista: paragonare la voglia di dolci del bambino a una dipendenza può essere fuorviante. E può portare a stigmatizzare il comportamento alimentare del bambino o generare sensi di colpa nei genitori.

Così facendo, infatti, si rischia di perdere di vista il vero focus: lo zucchero – da solo – non rappresenta una sostanza nociva ma, piuttosto, è l’eccesso di zuccheri semplici, in un contesto di dieta sbilanciata e stile di vita sedentario, a contribuire a rischi metabolicamente rilevanti.

Lasciatelo dire, quindi: parlare di dipendenza da zucchero nei bambini è pura retorica. Dovremmo piuttosto parlare di profonda preferenza che può consolidarsi con le abitudini, evolvendo, quindi, in una condizione di rischio alimentare.

Via libera ai dolci, allora… o forse no!?

Sebbene lo zucchero nei bambini non rappresenti il motore di una dipendenza patologica, questo non significa che sia innocuo se proposto in quantità illimitate. Anzi: un consumo eccessivo di zuccheri liberi (marmellate, caramelle, biscotti, dolciumi in generale, succhi di frutta, yogurt alla frutta) o aggiunti (zucchero, miele, sciroppi vari) nella dieta del bambino può contribuire a:

  • sovrappeso e obesità;
  • abitudini alimentari difficili da modificare nel corso della crescita e in età adulta;
  • condizioni di salute sfavorevoli (carie, possibili alterazioni metaboliche, aumento dell’apporto energetico senza nutrienti essenziali allo sviluppo in salute).

La mia raccomandazione è, quindi, quella di rispettare le indicazioni ufficiali dell’OMS, che consigliano che l’assunzione di zucchero nei bambini sia inferiore al 10% dell’energia totale, meglio ancora se sotto al 5% dell’energia quotidiana.

Suggerimenti pratici per i genitori

In quanto dietista pediatrica mi ritrovo spesso a dover parlare con i genitori sul tema degli zuccheri nei bambini. Per esempio, c’è chi mi chiede se offrire dolci fatti in casa, preparati con farine integrali, limitando le componenti di zucchero semplice sia una buona idea. La risposta che condivido non è così scontata: dipende dalla quantità e frequenza con cui si condividono in famiglia questi alimenti! Se infatti preparare un dolce in casa è la scusa per mangiarlo più assiduamente e in porzioni maggiori, ecco… non ci siamo proprio! Un dolce resta un dolce, sia comprato sia home-made.

Quello su cui mi soffermo spesso e volentieri con le famiglie è, invece, il privilegiare il sapore naturale di frutta fresca e yogurt bianco. Prova a proporre dolci occasionalmente e scelti con attenzione nel rispetto del gusto del bambino.

E poi abituare i nostri figli, fin da piccoli, ad abbinare le fonti alimentari di zuccheri liberi e aggiunti con cibi che ne rallentano l’assorbimento (frutta, verdura, una fonte alimentare di grassi o proteine) permette di godere di un ventaglio di alimenti più ampio, nel pieno rispetto delle esigenze nutrizionali e sociali. Questo ovviamente non significa aggiungere a una fetta di torta anche una manciata di frutta secca – non avrebbe senso! –, ma insegnare a rendere il pasto completo e bilanciato, lavorando su porzioni e frequenze ottimali per la crescita e lo sviluppo in salute.

Scendiamo più nella praticaper una merenda che non fa rinunciare al gusto e tutela la salute: raramente mi vedrai suggerire di far bere un succo di frutta in brick al tuo bambino; più spesso potrei raccomandare di aggiungere una piccola quantità di succo a del pane con burro di arachidi, oppure dei grissini serviti con una piccola porzione di formaggio fresco, oppure, ancora, dell’hummus con stick di verdure.

Trovi le mie indicazioni e tante combinazioni di spuntini bilanciati nel mio libro “Cosa porto a scuola?”, il punto di partenza se desideri creare tanti buonissimi abbinamenti per gli spuntini a scuola e ovunque serva, senza cadere nella trappola della dipendenza da zucchero nei bambini!

Cosa-porto-a-scuola

Adesso ti saluto ricordandoti di un punto fondamentale: il tuo lavoro non consiste nel vegliare strenuamente sul piatto del tuo bambino, ma nel trasmettere il messaggio che il gusto dolce può far parte della dieta di tuo figlio nelle giuste quantità, evitando di  proporre gli alimenti che contengono zucchero libero e aggiunto come premio o consolazione.

E lascia che te lo dica: forse questo è l’aspetto più complesso che ti troverai a gestire, ma la chiave di una reale educazione alimentare è tutta qui: educare al gusto significa non bandire dalla tavola, ma scegliere con consapevolezza e guidare i bambini verso un rapporto sano con gli alimenti – sì: anche quando si parla di dolci.

Sei sicuro di saperlo fare al meglio? Scarica il mio Manifesto per una tavola felice e… Fatti i piatti tuoi!

Manifesto-Fatti-i-piatti-tuoi

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